Aliquam lorem ante, dapibus in, viverra quis, feugiat a, tellus. Phasellus viverra nulla ut metus varius laoreet. Quisque rutrum. Aenean imperdiet.

Latest News

Share this
ICIMGROUPCasi di successo Mazzucchelli 1849 – Intervista all’ing Alberto Bianchi, Direttore Generale

Mazzucchelli 1849 – Intervista all’ing Alberto Bianchi, Direttore Generale

 

  • Ingegner Bianchi, oggi la sostenibilità è un argomento di grande attualità ma Mazzucchelli 1849 già da molto tempo ha intrapreso un percorso sostenibile, sicuramente uno dei fattori di successo che hanno portato l’azienda da Castiglione Olona fino alla leadership mondiale nel settore. Ci racconta chi è Mazzucchelli 1849?

Per raccontare una storia così lunga, la sintesi è d’obbligo; Mazzucchelli, azienda fondata nel 1849, è tuttora di proprietà della famiglia Orsi Mazzucchelli, oggi alla sesta generazione, che ha saputo mantenere nel tempo il controllo diretto – in questo senso una delle poche realtà di queste dimensioni del territorio lombardo – portando l’azienda all’importante posizione  di oggi.

In effetti, fin dall’inizio Mazzucchelli è stata molto orientata ai prodotti naturali;  il primo opificio produceva oggetti di uso comune come bottoni e pettini, utilizzando legno, corno, osso e poi tartaruga. Nel tempo, questa attività iniziale si è evoluta nella grande intuizione, avuta all’inizio del ‘900, di intraprendere la strada della produzione della plastica, di cui è stata pioniera. La prima materia plastica – o meglio il primo polimero sintetico – a essere scoperta e usata industrialmente è stata la celluloide (nitrato di cellulosa) e Mazzucchelli fu tra i primi a produrla e utilizzarla. La seconda intuizione fondamentale fu la volontà e la capacità di riprodurre gli effetti dei materiali naturali utilizzando la materia plastica. Questo è l’approccio che tuttora ci ispira: anche oggi continuiamo a cercare  e creare sempre nuovi effetti e disegni impiegando l’acetato di cellulosa, materiale naturale che deriva dalla polpa di legno o dalle fibre del cotone.

In 170 anni di storia, è rimasta invariata questa capacità di creare sempre nuovi disegni, motivi, variazioni cromatiche ecc: in effetti, noi della Mazzucchelli diciamo che non produciamo plastica bensì colore, effetti, moda, utilizzando, appunto, l’acetato di cellulosa come mezzo per esprimere la nostra creatività e fantasia.

  • Quale è stata la ricetta che ha impedito di essere superati dagli altri, dalle grandi industrie estere?
Blocco di laboratorio

Blocco di laboratorio

La verità è che il nostro non è un prodotto industriale, è un prodotto artigianale lavorato su scala industriale: il prodotto Mazzucchelli ha ancora un elevatissimo contenuto manuale, legato ad attività e processi che sono ancora in parte eseguiti manualmente, soprattutto la fase che noi chiamiamo “montaggio”, ovvero la creazione del disegno combinando lastre e pezzi di colori diversi; questo è un tipo di attività che si può fare esclusivamente se si hanno le abilità e le conoscenze necessarie e se si ha capacità creativa e di innovazione continua, al fine di alimentare il mercato con prodotti sempre nuovi.

Sì, siamo artigiani su scala industriale. Nel mondo delle materie plastiche i principi guida sono normalmente i volumi e la produttività: questi sono aspetti molto importanti, ma l’acetato richiede una profonda conoscenza specifica del materiale, dei suoi comportamenti, delle sue modalità di impiego, come possa essere combinato e colorato nel modo ottimale. Negli anni, è stata la Mazzucchelli ad assorbire al suo interno realtà che, dopo aver avviato la produzione dell’acetato, avevano avuto problemi a mantenere vivo il business soprattutto perché era  venuta a mancare la parte creativa che, invece, è sempre stata il nostro punto di forza.

  • Una forza che deriva anche dagli investimenti: come azienda italiana partite sicuramente da un’ottima leva di gusto e di stile, capacità, artigianalità ma alla fine investire in creatività è una scelta di business…

Taglio in fogli di un blocco di acetato di cellulosa

Noi investiamo sicuramente molto nella ricerca e sviluppo del prodotto. Il nostro focus creativo e di design è il Centro O, dove lavorano persone che si dedicano esclusivamente allo studio creativo, a creare nuovi effetti e per il nostro acetato. Abbiamo anche laboratori di prototipazione che producono, secondo le nostre diverse tecnologie, i campioni che verranno poi trasferiti su scala industriale. In totale parliamo di circa una quarantina di persone che lavorano nei laboratori, in altre parole, più del 10% del nostro personale è impegnato in attività che sono pura ricerca e puro sviluppo. Lavoriamo a stretto contatto con i designer dei più importanti brand della moda per sviluppare prodotti di pregio, che possano essere esclusivi e personalizzati. E questo è possibile proprio grazie all’acetato, che dà la possibilità di giocare con le nuance, la trasparenza, la tridimensionalità, un concetto di luce e colore che l’occhiale di metallo non può esprimere.

  • Quale, tra le varie tecnologie, distingue Mazzucchelli 1849?
Fase del processo di produzione di un’avana

Fase del processo di produzione di un’avana

La tecnologia che maggiormente ci distingue è quella del processo a blocco, che ci permette di ottenere gli effetti più sofisticati e tridimensionali – in massa, non superficiali – che gioca sulle opacità, sulle trasparenze e la geometria dei disegni. È un processo complesso, che prevede la lavorazione dell’acetato di cellulosa con coloranti, solventi e plastificanti per realizzare blocchi di materiale colorato omogeneo. I fogli ottenuti da questi blocchi vengono sagomati e quindi ricombinati secondo formule particolari per formare un nuovo blocco con un certo effetto e disegno. A loro volta, i fogli provenienti da questi nuovi blocchi possono essere tagliati, sagomati e ricombinati con fogli provenienti da altri blocchi. Le successive fasi di combinazione dei fogli consentono di ottenere effetti finali altamente sofisticati. Una volta ottenuto il disegno finale, la lastra viene essiccata, raddrizzata, rifilata e consegnata al cliente. Questa è una tecnologia complessa, unica e distintiva.

  • Che non sono riusciti a copiarvi…

È difficile da copiare, bisogna avere grande conoscenza di ogni passaggio, di tutte le peculiarità e di tutte le piccole caratteristiche che deve avere il prodotto, un mix molto difficile da riprodurre. Ci vuole una lunga esperienza artigiana e ci vogliono, sì, investimenti. Ci sono tentativi di imitarci, ma la lavorazione richiede macchinari importanti, con un’alta barriera di ingresso. La nostra attività è, in effetti, capital intensive ma ciò che conta di più è il capitale umano, l’esperienza, l’arte delle persone che si trasmette di padre in figlio. Anche in questo siamo un’azienda famigliare, abbiamo famiglie che lavorano da noi da generazioni.

  • Dunque chi sono i vostri competitor?

Campioni di laboratorio

In Europa ce n’è uno, ma non utilizza la nostra specifica tecnologia del blocco; il resto sono qualche decina di produttori di lastre di acetato di cellulosa in Cina, più o meno bravi e grandi, ma nessuno al nostro livello in termini qualitativi di offerta. Oggi la produzione degli occhiali si concentra principalmente in due aree: la Cina e l’Italia, in particolare in Cadore, a tutt’oggi l’eccellenza riconosciuta dell’occhialeria mondiale. Negli Stati Uniti non c’è più nessun produttore, è rimasta una piccola produzione in Francia, ma in generale tutti fanno produrre in Cina, dove da tempo siamo presenti anche noi con tre fabbriche – la replica esatta dell’Italia, per produrre granuli, lastre estruse e il processo a blocco – che ci consentono di essere più competitivi e vicini ai nostri clienti. In questo contesto, essere i leader riconosciuti ci porta a dover essere sempre più veloci, più bravi, non basta vivere sugli allori e sulla nostra storia lunga 170 anni; dobbiamo sempre essere innovativi e propositivi, creando quel gap tecnologico di processi e di innovazione che ci permette di rimanere vincenti, insomma, un passo avanti ai nostri concorrenti… alla fine è questo che ti viene riconosciuto.

  • Avete conseguito il certificato ISCC plus che attesta la circolarità del materiale che producete, ma in fondo anche la vostra azienda si basa sull’economia circolare, rimette in circolo prove, saperi, esperienze…

È vero, siamo per natura un’azienda circolare: non saremmo durati cosi tanto se non avessimo creato circolarità di idee, esperienze e capacità. In merito a ISCC, essendo noi il più grande utilizzatore di acetato di cellulosa per uso plastico al mondo, la certificazione era un passo inevitabile. Eastman, nostro partner da lungo tempo e nostro fornitore di materia prima, ci ha coinvolto nel progetto Acetate Renew, che prevede la produzione di  acetato di cellulosa (composto per il 60% da materiali biologici e per il 40% da materiali riciclati certificati) attraverso un innovativo processo di riciclo chimico (CRT, Carbon renewal Technology). Saremo in grado di produrre le nostre lastre da polvere di acetato interamente ecosostenibile e, al contempo, di non inviare rifiuti alle discariche, il che si traduce in una significativa riduzione dei gas serra rispetto al processo di produzione tradizionale. Ci è sembrato fin da subito molto interessante entrare in questo circolo virtuoso che coinvolgerà tutta la filiera del nostro business, e cioè Eastman per i materiali, noi quali produttori di lastre e i clienti a valle, come produttori di occhiali. Noi ci siamo mossi per tempo, ora il cerchio deve allargarsi a tutti gli attori della filiera. Ci piace pensare di essere la cinghia di trasmissione di una catena che ha bisogno sia a monte sia a valle di soggetti certificati, perché l’economia circolare funziona se tutti sono parte di un progetto.

  • La certificazione ha cambiato i vostri processi o ha preso atto di procedure già definite?

Pur essendo già certificati ISO 9001, abbiamo dovuto chiarire alcuni aspetti della gestione dei nostri processi e introdurre elementi di novità non così scontati: in particolare abbiamo dovuto mettere in atto una serie di strumenti per il controllo dei bilanci di massa in funzione dei processi, il che ha richiesto un certo sforzo. Il concetto stesso di bilancio di massa e la sua gestione all’interno di procedimenti manifatturieri complessi e articolati come i nostri non è stato così semplice, ma è stata un’esperienza proficua e arricchente, anche per le persone che ci hanno lavorato.

  • La certificazione per questo prodotto potrebbe far la differenza anche in altri ambiti?

Ora siamo concentrati sul progetto di acetato rinnovabile prodotto parzialmente da scarti e lavoriamo per valorizzarlo nel giusto modo verso i nostri clienti che, di fatto, lo stanno accogliendo molto bene, ma non escludiamo che possano esserci altri ambiti di applicazione.

  • La pandemia ha portato nuova attenzione sui temi ambientali e, in generale, sta crescendo la sensibilità, anche industriale, verso la sostenibilità: ritiene che ci sia sufficiente consapevolezza?

Pigmenti di colore

Anche in un anno così difficile, vediamo una crescente attenzione verso tutta una serie di aspetti. Molti esprimono l’esigenza di “lavorare in modo sostenibile”: ci vengono richiesti materiali bio da fonti rinnovabili – e noi da tempo abbiamo il prodotto giusto, M49 – oppure di verificare la sostenibilità lungo tutta la catena, produzione ma anche logistica, impatto dei processi sull’ambiente, ecc. Accanto alla maggiore sensibilità c’è spesso un po’ di confusione, interpretazioni diverse: per quanto ci riguarda, sicuramente avere una certificazione ISCC è già, inconfutabilmente, un ottimo biglietto da visita.

Quel che è certo è che l’attenzione per la sostenibilità sta diventando un aspetto sempre più importante e che coinvolge tutta la filiera produttiva, a partire dal consumatore finale, e che la sostenibilità ha sempre più esigenza di essere misurata e verificata in modo certo e riscontrabile.

In ogni caso, mentre le aziende hanno bisogno di regole certe, le leggi fanno fatica a tenere il passo con l’evoluzione e le innovazioni. Nell’economia circolare, i regolamenti non danno quella flessibilità e libertà che bisognerebbe avere in queste fasi in cui si stanno cercando soluzioni tecniche di circolarità e recupero. Questo riguarda, ad esempio, la definizione dei materiali e il loro trattamento: le regole possono e devono aiutare le aziende.

  • La pandemia ha colpito tutti, consumi e moda ne hanno sofferto molto: voi avete avuto anche lasciti positivi? E cosa resterà di questa crisi nel vostro settore?

Sicuramente il nostro è stato un settore molto toccato dalla contrazione dei consumi, le chiusure commerciali, lo stop ai viaggi. Alcune aziende sono diventate più forti: ad esempio sono state premiate quelle realtà che hanno saputo rinnovare il loro modo di vendere, spingendo sul canale dell’e-commerce, inventandosi catene di distribuzione, tenendo acceso il desiderio del consumatore. Ne abbiamo giovato anche noi e, anche se abbiamo avuto un calo, abbiamo chiuso il 2020 con un risultato positivo.

  • Lei è in Mazzucchelli da diversi anni: c’è un oggetto, un prodotto finito di cui va più fiero?

Il 90% dei nostri prodotti va nell’occhialeria, dunque sicuramente mi piace ricordare i tanti occhiali iconici creati e prodotti con il nostro materiale, penso a famosi modelli Ray Ban, Persol… quando un occhiale di successo viene realizzato con il nostro acetato siamo molto orgogliosi.

  • Infine: moda, arte, design, sport, automotive, ma anche il Centro O… I vostri materiali sono acquistati e apprezzati dai protagonisti del bello e della qualità in tutto il mondo ma è evidente che non siete esclusivamente “produttori”: a quando una linea completa di accessori a marchio Mazzucchelli 1849? 

Non vogliamo entrare in contrapposizione con i nostri clienti, per il momento ognuno fa il suo, ma la storia di Mazzucchelli è fatta di continue evoluzioni e cambiamenti e quindi non si può escludere nulla per il futuro…

*ISCC PLUS
L’International Sustainability & Carbon Certification (ISCC) è uno schema internazionale di certificazione volontario per l’economia circolare, che verte sulla verifica della tracciabilità dei materiali riciclati (ad es. rifiuti di plastica mista) sulla base dei principi di contabilità del bilancio di massa. Il sistema ISCC PLUS è una valutazione indipendente, effettuata da terzi, della tracciabilità del bilancio di massa fino alla fonte dei rifiuti (“punto di origine”). La certificazione ISCC PLUS si applica a qualsiasi tipo di materiale, dai materiali a base biologica derivati da materiali agricoli o forestali, ai rifiuti plastici misti soggetti a un processo di riciclaggio chimico per convertire materiali che in precedenza non potevano essere riciclati attraverso i tradizionali processi meccanici. ISCC Plus permette alle aziende di monitorare e dimostrare la sostenibilità dei propri prodotti attraverso il controllo di requisiti quali la sostenibilità, la tracciabilità e, appunto, il bilancio di massa dell’intero sistema.
 **Acetate Renew™ Eastman
All’interno della gamma di prodotti di Mazzucchelli 1849 vi sono le lastre prodotte utilizzando il fiocco di acetato di cellulosa Acetate Renew™ fornito da Eastman. Il materiale è costituito per il 60% da risorse rinnovabili e per il 40% da materiale riciclato per via chimica, anche da sfridi di produzione, e certificato ISCC Plus mediante ‘mass balance’ (bilancio di massa). Acetate Renew™ nasce grazie a un’innovativa tecnologia di rigenerazione del carbonio, un processo di riciclo chimico che trasforma gli scarti plastici in molecole primarie che sono gli elementi principali per la produzione di anidride acetica. L’anidride acetica reagendo con la cellulosa dà origine a un fiocco di acetato di cellulosa sostenibile al 100% originato da scarti che normalmente vengono inviati in discarica e contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas serra (Acetate Renew™ produce -20% -50% di emissioni di gas serra rispetto al normale acetato).