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Economia circolare e digitalizzazione: modelli di sviluppo strategico per aziende e filiere

Articolo proprietario - Autori: MARTINA IOLI, GIANMARCO BRESSANELLI e NICOLA SACCANI Laboratorio RISE Università di Brescia. Con patrocinio Laboratorio RISE Università di Brescia e ICIM GROUP

1. ECONOMIA CIRCOLARE: NUOVO MODELLO DI SVILUPPO PER LE AZIENDE MANIFATTURIERE
Il sistema economico attuale si basa su una visione lineare della supply chain, nella quale le materie prime vengono estratte ed utilizzate per la produzione, ottenendo così il prodotto finito che diventerà rifiuto a fine vita. Questo tipo di modello genera delle conseguenze e degli impatti a livello ambientale non trascurabili, a livello di generazione di rifiuti, surriscaldamento globale e disponibilità delle risorse naturali. Infatti, una delle conseguenze più evidenti è la generazione di rifiuti, derivante sia dalla fase di produzione che dai prodotti finiti che raggiungono il fine vita utile. A titolo di esempio, l’industria dell’elettronica ha generato nel 2019 – a livello globale – 57 miliardi di euro di scarti l’anno (Forti V. et al., 2020). Le emissioni di CO2 sono un altro elemento da considerare. È importante sottolineare come il cambiamento climatico provochi anche danni di natura economica: un recente studio del Politecnico di Milano ha provato a stimare l’impatto sull’economia degli eventi di natura climatica/ambientale. Ne risulta che, nel 2018, la perdita stimata dei ricavi si attesta intorno ai 133 mld€ solo in Italia, penalizzando le PMI sia in termini di fatturato che di redditività (Pittaluga P., 2021). Più in generale, la limitata disponibilità di risorse non rinnovabili, destinate a finire, provoca non solo problemi ambientali ma anche danni di natura economica come l’aumento dei prezzi delle risorse e la conseguente volatilità dei mercati, ponendo le aziende in condizioni di forte rischio di fornitura. Di conseguenza, la visione attuale delle supply chain di tipo lineare comporta non solo problematiche di natura ambientale, ma anche – e soprattutto – di natura economica. Questo concetto è espresso molto bene dalle parole di M. R. Porter, uno dei principali economisti statunitensi: «L’inquinamento è una forma di spreco economico, che implica l’utilizzo non necessario, inefficiente o incompleto di risorse». Per questo motivo è compito delle aziende e delle supply chain trovare soluzioni sostenibili, che abbiano come obiettivo la riduzione dell’impatto ambientale, oltre alla crescita economica. E l’Economia Circolare rappresenta una risposta efficace a tali problematiche (Figura 1).


Figura 1 – L’Economia Circolare (Fonte: Laboratorio RISE)

Il concetto di Economia Circolare fu introdotto per la prima volta negli anni ’60 da Kenneth Boulding con l’economia della navicella spaziale. In una navicella spaziale, infatti, le risorse sono limitate ed il loro consumo va quindi ottimizzato il più possibile. Inoltre, gli scarti ed i rifiuti non possono essere semplicemente fatti sparire, ma vanno gestiti. L’Economia Circolare rappresenta quindi un sistema economico originariamente progettato per potersi rigenerare da solo, in maniera autonoma e autosufficiente. L’obiettivo è disaccoppiare la crescita economica dal consumo di risorse e dalla generazione di rifiuti. Ma in che modo le aziende possono intraprendere la transizione verso questo nuovo modello di sistema economico? Esistono diverse azioni possibili:

  • Riprogettare il design dei prodotti: questa attività ha l’obiettivo di riprogettare i prodotti in modo da diminuire gli scarti ed estendere il ciclo di vita del prodotto, progettando prodotti in grado di essere riparati e aggiornati facilmente, standardizzando le componenti così da poterle riutilizzare una volta dismesso il prodotto, utilizzano materiali riciclati e/o biodegradabili.
  • Riconvertire i processi produttivi cercando di utilizzare energia proveniente da risorse rinnovabili, ottimizzare le risorse evitando sprechi (come sfridi e scarti di produzione), riutilizzare gli scarti all’interno delle varie fasi dei processi di produzione.
  • Ripensare i modelli di business spostando il focus dell’azienda sul servizio offerto e non sul prodotto. Questo tipo di business mira a vendere non più il prodotto fisico, ma i servizi ad esso associati, in modo tale da minimizzare le risorse consumate a parità di domanda del mercato.
  • Riconfigurare la supply chain ottimizzando i flussi logistici diretti[1] e inversi [2] e stabilendo partnership e meccanismi di collaborazione con le aziende presenti nella supply chain. È infatti l’intera filiera che deve muoversi verso l’Economia Circolare, non la singola azienda.

La transizione delle aziende verso questo nuovo modello economico è trainata sia dal dovere verso le generazioni future di diminuire il nostro impatto ambientale, sia dalle opportunità di business che le aziende possono cogliere. Ad esempio, uno studio dell’Università di Oxford ha mostrato come, durante la pandemia, i fondi di investimento che hanno investito in aziende sostenibili hanno avuto non solo risultati migliori, ma anche mostrato una maggior resilienza verso la crisi (Hepburn C., et al., 2021). Inoltre, le misure di emergenza e gli stimoli fiscali green creano posti di lavoro rispetto agli stimoli fiscali tradizionali. Ma come si stanno muovendo le aziende italiane? Ne abbiamo parlato con Nico Fontana, CEO di Montecolino.

2. VERSO L’ECONOMIA CIRCOLARE: il Progetto MontECOlino Recycling Carpet Porta l’Economia Circolare all’Interno delle Fiere
Montecolino S.p.A. è un’azienda leader nel panorama europeo per la produzione di pavimenti e rivestimenti tessili. In particolare, l’azienda si è specializzata nella fornitura di moquette per il settore fieristico, dal quale deriva il 70% del fatturato. Questo tipo di prodotto ha una vita molto breve (dell’ordine di una settimana, cioè il tempo dell’esecuzione della fiera!). A fine vita, il prodotto solitamente viene dismesso, generando così una grande quantità di rifiuti. Per questo Montecolino ha deciso di intraprendere un percorso verso l’Economia Circolare, cogliendo l’opportunità nel 2017 dell’appalto per la fiera di Milano (la 4a fiera al mondo per superficie espositiva con circa 345.000 m2) che ha coinvolto l’azienda dalla fornitura fino alla posa e allo smaltimento della Moquette. A tal fine, Montecolino ha sviluppato un sistema di gestione della moquette per l’industria fieristica che prevede la trasformazione della stessa in una nuova materia prima dopo il suo utilizzo. Seguendo il concetto di Economia Circolare, tale sistema permette una drastica diminuzione degli scarti – nel caso di fiera Milano, l’azienda è riuscita a riciclare oltre l’80% della moquette installata. Una scelta lungimirante quella di chiudere il cerchio, che sembra essere confermata considerato l’attuale andamento crescente dei prezzi delle materie prime plastiche.

Il processo di recupero comincia con la rimozione della moquette subito dopo il termine dell’evento fieristico (per evitare che la moquette si sporchi ulteriormente), avendo cura di rimuoverla senza materiali estranei. Una volta rimossa, la moquette viene piegata su sé stessa e raccolta in determinati punti. La moquette viene poi caricata per il trasporto fino al centro di pressatura. Tale trasporto avviene la notte stessa della fine della manifestazione. La fase di pressatura permette di ridurre i volumi nelle vicinanze della fiera e conseguentemente di ridurre i costi logistici associati al trasporto e alla movimentazione. Le “balle” di moquette vengono poi mandati al centro di recupero a cui è affidato il trattamento di rigenerazione della moquette. La materia prima seconda viene poi venduta sul mercato delle plastiche e trova impiego nei settori di iniezione ed estrusione. Nella Figura 2 è presentato un esempio di materia prima seconda.

Figura 2 – Esempio materia prima seconda (fonte: Montecolino)

Per chiudere completamente il cerchio all’interno di un’Economia Circolare, l’azienda sta sviluppando un prodotto innovativo realizzato partendo dalla materia prima seconda ed in grado di trovare applicazione all’interno della fiera stessa. Tale prodotto consiste in un pannello, che troverà impiego negli stand fieristici, e che è costituito da una parete realizzata quasi interamente con la materia prima seconda recuperata dalla moquette.

3. IL RUOLO DELLA DIGITALIZZAZIONE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE
Come mostrato dall’esperienza di successo di Montecolino S.p.A., l’Economia Circolare offre nuovi modelli di sviluppo in grado di generare opportunità di business da cogliere. In questo contesto, la trasformazione digitale si colloca come un potente fattore abilitante dell’Economia Circolare. A titolo confermativo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) recentemente emanato dal Governo italiano ha come punti principali la digitalizzazione e lo sviluppo green: mentre al primo punto viene destinato circa il 21% del budget totale (corrispondente a 191,5 mld€), alla rivoluzione verde e transizione ecologica sono destinate risorse pari al 30% del budget. Mentre fino a poco tempo fa era la digitalizzazione a fare da padrone nelle risorse stanziate (chi si ricorda dei vari piani Industria e Impresa 4.0?), ora invece è la transizione ecologica ad essere il punto focale, tanto da ottenere 20 mld€ in più rispetto alla digitalizzazione.

Come spiegato in quest’articolo, l’obiettivo dell’Economia Circolare è quello di eliminare i rifiuti e riutilizzare le materie prime seconde all’interno delle varie fasi di produzione, distribuzione e consumo della filiera. Ma che ruolo ha in tutto questo il digitale? Le nuove tecnologie digitali (come l’Internet of Things, Big Data & Analytics, Cloud, Augmented & Virtual Reality) sono un fattore abilitante dell’Economia Circolare e creano diverse opportunità di business come la riduzione dei consumi, la virtualizzazione dei processi, l’introduzione di nuovi modelli di business e l’automazione delle attività. Un esempio è dato dall’azienda Michelin, che ha lanciato un progetto pilota per analizzare i dati di utilizzo degli pneumatici per ridurre l’usura degli stessi, modificare lo stile di guida e minimizzare i consumi di carburante. Allo stesso modo la virtualizzazione dei processi permette di fornire assistenza tecnica anche dall’altra parte del mondo senza la necessità di spostamento, riducendo anche in questo le emissioni di CO2. L’ultimo elemento da considerare è la possibilità di abilitare nuovi modelli di business come la servitization, che sposta il focus dell’azienda non sulla vendita del prodotto ma sulla fornitura del servizio, lasciando quindi la proprietà fisica del prodotto all’azienda, che può quindi soddisfare le richieste di più utenti a parità di risorse consumate e prodotti messi a disposizione. Un semplice esempio è il car sharing, nel quale la necessità del consumatore è lo spostamento e per questo viene pagata una tariffa in base all’utilizzo del prodotto, senza nessun passaggio di proprietà, riducendo in questo modo la base installata di prodotto. D’altro canto, però, non dobbiamo ignorare che la digitalizzazione stessa porta ad avere un grosso impatto ambientale, come evidenziato da ricerche recenti. Di conseguenza, è opportuno approcciare con consapevolezza un percorso di digitalizzazione per l’Economia Circolare (Figura 3) in grado di definire bene il processo di trasformazione dei dati in informazioni utili per generare conoscenza aziendale e prendere decisioni prescrittive in chiave Economia Circolare, per fare in modo che i vantaggi Circolari (riduzione consumi, virtualizzazione e automazione processi, nuovi modelli di business) superino l’impatto intrinseco delle tecnologie digitali (generazione rifiuti da apparecchiature ICT, consumi energetici e sfruttamento materie prime critiche).

Figura 3 – Percorso di digitalizzazione per l’Economia Circolare (fonte: Laboratorio RISE, adapted from Kristoffersen et al., 2020)

 

[1] Per flusso diretto si intende il network logistico per le fasi di distribuzione e consegna dei prodotti fino al cliente finale.
[2] Per flusso inverso si intende il network logistico dedicato alla raccolta dei prodotti dai clienti per il loro successivo rientro nella supply chain.

AUTORI
Martina Ioli – Collaboratrice, Laboratorio RISE (www.rise.it), Università di Brescia.
Martina Ioli è collaboratrice presso il laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia. Si è laureata nel 2021 in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano.

Gianmarco Bressanelli – Ricercatore, Laboratorio RISE (www.rise.it), Università di Brescia.
Gianmarco Bressanelli è ricercatore Post Doc in Ingegneria industriale presso l’Università degli Studi di Brescia. Si è laureato nel 2016 in Ingegneria Gestionale e da allora collabora con il Laboratorio RISE (Research and Innovation for Smart Enterprises). Svolge attività di ricerca, disseminazione e trasferimento tecnologico nel campo dell’Economia Circolare

Nicola Saccani – Professore Associato, Laboratorio RISE (www.rise.it), Università di Brescia
Nicola Saccani è professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale (DIMI) dell’Università degli Studi di Brescia, Italia. È membro senior del laboratorio RISE. Ha conseguito un dottorato in progettazione e gestione dei sistemi logistici e produttivi integrati ed una Laurea Magistrale in Ingegneria gestionale. L’attività di ricerca si focalizza su aspetti di Service Management, Gestione della Supply Chain e delle Operations. È attivo nell’iniziativa ASAP Service Management Forum (http://www.asapsmf.org), community industria-accademia con l’obiettivo di promuovere la cultura e l’eccellenza nel Service Management tramite ricerca, networking e trasferimento di soluzioni.