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La proprietà intellettuale: una cassetta degli attrezzi al servizio delle aziende innovative

Articolo proprietario - Autori: J. RONCO & R. GNUDI, Technology & Innovation Advisor CRIT. Patrocinio CRIT e ICIM GROUP

La tutela della proprietà intellettuale rappresenta una parte fondamentale dei processi di ricerca, sviluppo e innovazione in qualsiasi ambito, da quello industriale a quello accademico.

Come è noto, le varie infrastrutture nazionali e internazionali per la gestione e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale nascono prima di tutto per tutelare il frutto dell’attività creativa e inventiva dell’uomo, e contrastare così l’attività di contraffazione.

Oggi però l’analisi dei brevetti permette anche di ottenere una serie di strumenti utili per conoscere meglio lo scenario tecnologico e di mercato, mettendo a disposizione una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per tutte le aziende che operano nel mondo dell’innovazione. Scopriamo insieme alcuni di questi strumenti e a quali domande essi rispondono.

Prima domanda: QUALI SOLUZIONI ESISTONO SUL MERCATO?

Prendiamo in considerazione, ad esempio, una piccola azienda esperta nella lavorazione e nel trattamento superficiale di componenti (es. trattamenti idrorepellenti). Nel corso degli anni l’azienda ha sviluppato una competenza profonda nel mondo del packaging, e decide quindi di avviare un’attività di ricerca su trattamenti superficiali specifici per questo settore.

In parallelo alle attività di ricerca di informazioni tecnico scientifiche (il cosiddetto scouting tecnologico), l’azienda può esaminare la letteratura brevettuale per avere un’idea non solo di quali sono le soluzioni più innovative nel mondo packaging, ma anche di quali strumenti sono stati utilizzati in passato o di quali potrebbero essere le soluzioni del futuro.

I brevetti sono infatti un pennello ideale per dipingere lo scenario delle attività mondiali in un dato settore, essendo in grado di descrivere accuratamente le attività di ricerca delle aziende più attive all’interno di un mercato.

Inoltre, questo tipo di ricerca è fortemente facilitata dalle classificazioni brevettuali utilizzate per catalogare le tipologie di innovazione tecnologica. Queste classificazioni, quali la International Patent Classification (IPC) [1] o la Cooperative Patent Classification (CPC) [2], permettono di escludere in tempi brevi le tecnologie e i processi di minore interesse, focalizzando l’analisi sui documenti di maggior rilievo per una data applicazione.

Durante una ricerca brevettuale, l’azienda dovrà comunque tenere presente che non tutte le invenzioni portano al deposito di un brevetto per motivazioni di vario genere, che possono includere ragionamenti tecnologici, strategici o puramente economici.

L’ambito dei trattamenti superficiali è un caso esemplare di questo aspetto: molti trattamenti superficiali sono sviluppati specificatamente per un dato cliente e non presentano un mercato sufficiente a giustificare la pubblicazione e il mantenimento di un brevetto. La nostra piccola impresa dovrà quindi considerare la ricerca brevettuale come una fonte di informazioni utili per comprendere meglio una tecnologia, tenendo ben presente che molte soluzioni o invenzioni esistenti non sono brevettate, ma fanno parte del know how dei concorrenti.

Seconda domanda: SONO STATE GIÀ SVILUPPATE TECNOLOGIE SIMILI ALLA MIA?

Attualmente, dal mondo della ricerca a quello industriale, l’aumento delle attività di R&D a livello globale sta facendo letteralmente esplodere un fenomeno estremamente dannoso per chi opera nel mondo dell’innovazione: lo sviluppo di soluzioni già esistenti sul mercato, o comunque già brevettate.

In molti casi, nelle prime fasi di un progetto di ricerca, gli inventori non svolgono una preliminare attività di ricerca documentale o di verifica. Ciò comporta che spesso gli inventori si accorgano solo nella fase di richiesta del brevetto che la loro invenzione non è affatto nuova, anzi, è già stata brevettata.

Ciò implica un grande spreco di tempo e di risorse economiche, che potrebbero essere investite più efficacemente in altri progetti. Nel 2005, il presidente dell’Associazione degli Inventori Austriaci ha osservato che circa un terzo degli inventori attivi in Austria lavora inutilmente per via di questo problema [3]. Numeri analoghi sono stati ottenuti anche da ProVendis, azienda tedesca esperta di trasferimento tecnologico, la quale ha estimato che l’investimento tedesco in invenzioni già esistenti sia pari a 12 milioni di euro, il 25% dell’investimento complessivo in ricerca e sviluppo [4].

Questo problema è particolarmente grave nelle PMI o nelle startup, dove spesso non è presente un gruppo dedicato alla gestione e al monitoraggio della proprietà intellettuale, ma riguarda anche le grandi imprese e i singoli inventori.

Risulta quindi fondamentale porsi le seguenti domande: la tecnologia che stiamo sviluppando è veramente innovativa? Esistono già soluzioni simili o addirittura migliori della nostra?

L’esplorazione del mondo brevettuale è tra gli strumenti più validi per rispondere a queste domande. Inoltre, l’analisi dei documenti brevettuali non permette solo di avere una chiara visione delle invenzioni attualmente esistenti e che potrebbero diventare di rilievo in futuro, ma consente anche di accedere ad un elevato numero di soluzioni utilizzabili liberamente. Infatti, più del 90% dei documenti brevettuali attualmente disponibili riguarda invenzioni liberamente sfruttabili per via della cessazione del diritto di protezione del brevetto. Queste invenzioni possono rappresentare un elemento decisivo nella creazione di un progetto di ricerca efficace e redditizio.

Terza domanda: CHI STA SVILUPPANDO QUESTA SOLUZIONE?

Questa domanda è molto comune nel mondo brevettuale e costituisce una delle principali attività di un ufficio brevetti o di un’azienda specializzata in consulenze brevettuali. I brevetti infatti sono uno strumento perfetto per analizzare da chi, dove e quando è stata sviluppata una tecnologia.

© Copyright European Patent Office

Prendiamo ad esempio il settore delle tecnologie Additive Manufacturing. Un’analisi svolta dall’Ufficio Brevettuale Europeo (European Patent Office – EPO) riporta che 25 aziende hanno pubblicato all’incirca il 30% dei brevetti su questo tema nel periodo 2000 – 2018. Tra queste General Electrics, United Technologies, Siemens, HP e BASF guidano la lista, mostrando che la spinta in questo settore è significativamente maggiore negli Stati Uniti e in Europa. [4]

Ovviamente, grazie alla territorialità dei documenti brevettuali, tale analisi può essere ristretta ai singoli territori di interesse, arrivando a definire i principali player attivi nel settore e i competitor più innovativi in un determinato Paese.

CONCLUSIONI

Il documento brevettuale nasce a supporto di un accordo tra le istituzioni e gli inventori mirato a diffondere la conoscenza in cambio di una protezione sul proprio investimento innovativo. Tuttavia, oltre a questo scopo primario, il documento brevettuale consente anche di usufruire di una serie di informazioni e strumenti molto utili per il processo di innovazione.

Tramite alcuni esempi abbiamo illustrato come i brevetti e i database brevettuali possano essere usati dalle aziende per capire su quali invenzioni vale la pena investire e su come osservare l’evoluzione dello scenario tecnologico in un settore di interesse.

Tuttavia, i vantaggi dei brevetti non si limitano a quelli illustrati, e dovrebbero essere presi in considerazione da qualunque azienda interessata ad investire in tecnologie innovative, per far fronte alla crescente competitività del mondo moderno.

RIFERIMENTI

[1] https://www.wipo.int/classifications/ipc/en/

[2] https://www.cooperativepatentclassification.org/index

[3] Mario Wally (2005): “Doppelt gemoppelt”, profil extra, February 2005, 24-25

[4] “Patents and additive manufacturing – Trends in 3D-printing technologies”, EPO, 2020