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Recovery Fund: un’occasione imperdibile per colmare il deficit conoscitivo che rallenta il Paese.

ARTICOLO DI SCENARIO - Fonte: TERMOTECNICA

Porta la firma Pierangelo Andreini, direttore della rivista La Termotecnica e past president di ICIM, l’editoriale Recovery Fund: l’imperdibile occasione di colmare il deficit conoscitivo che rallenta il Paese. Attraverso una dettagliata analisi, vengono messi in relazione gli obiettivi e le opportunità di rilancio dell’Italia offerte dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) nei diversi settori, con le risorse oggettivamente insufficienti destinate al capitale umano, ovvero alla formazione, all’istruzione e alla ricerca.

Dopo anni di assenza di una strategia organica di sviluppo, il Recovery Fund rappresenta per l’Italia l’opportunità di intraprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duratura con investimenti e riforme in grado di rimuovere anche le diverse barriere che ne hanno rallentato il cammino.

La crisi dettata dalla pandemia ha danneggiato in misura maggiore l’Italia, in quanto meno stabile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico rispetto ad altri paesi. È stata l’oggettiva analisi dei dati (crescita del PIL nel ventennio 1999-2019 del 7,9% rispetto a percentuali tra il 30 e il 43% di Germania, Francia e Spagna; aumento della percentuale di popolazione in stato di povertà assoluta dal 3,3% nel 2005 al 7,7% nel 2019 con un balzo al  9,4% nel 2020; grande divario rispetto all’Europa della percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni non impegnati in studio, lavoro o formazione; ecc.) che ha portato a destinare all’Italia una quota maggiore del Recovery Fund: 191,5 mld di euro a cui si aggiungono i 30,6 mld del Fondo complementare e i 26 destinati a opere specifiche, per un totale di 248 mld di euro.

Un’opportunità da non perdere per attuare gli interventi previsti da PNRR, correggendo parallelamente le debolezze strutturali – scarso investimento nel capitale umano, alta evasione fiscale e contributiva, elevate disuguaglianze, bassa occupazione, riforme mancate, ecc. – che rallentano la crescita economica e l’occupazione e hanno l’effetto di penalizzare efficienza e produttività.

Le riforme saranno indispensabili per attuare gli interventi previsti dalle 6 missioni del PNRR e per l’assegnazione dei relativi fondi. Tuttavia Andreini pone l’accento sui pochi stanziamenti dedicati al capitolo “istruzione e ricerca” (31,9 mld, il 17% delle risorse del Piano e l’11% di quelle complessive). Se l’obiettivo trasversale del Piano è far emergere una società capace di progettare il suo futuro, bisogna insegnare a pensare, e non solo a reagire, e ammettere la priorità di formazione e ricerca. A fronte agli ingenti finanziamenti previsti nel PNRR, è indispensabile che, al termine delle erogazioni, il Paese abbia imparato a essere più efficiente e migliore, a produrre le tecnologie, oltre che a utilizzarle comperandole altrove. È necessario, quindi, intraprendere un percorso convincente per sviluppare atteggiamenti, talenti e visioni capaci di indurre il mercato nazionale ed estero a mantenere e aumentare la fiducia, continuando a investire nella nostra economia.

Dopo aver analizzato “debolezze e potenzialità” del sistema produttivo italiano e aver indagato sul binomio “progresso e sostenibilità”, l’editoriale illustra come affrontare con consapevolezza e responsabilità il cambiamento in atto. La tecnologia ha sovvertito progressivamente e profondamente tutti i settori produttivi, agricoltura, industria, servizi, e in essi l’intero mondo del lavoro  è chiamato a fornire maestranze che abbiano competenze altrettanto rivoluzionate. L’automazione è già parte integrante dei processi organizzativi delle imprese ora sempre più digitalizzate e interconnesse, per una maggiore efficienza, competitività e anche sostenibilità.

Lo scenario porta dunque a considerare fondamentale l’importanza di cambiare il sistema educativo e formativo nel suo insieme come è riconosciuto anche nel PNRR: “L’apprendimento di nuove competenze (reskilling) e il miglioramento di quelle esistenti per accedere a mansioni più avanzate (upskilling) sono fondamentali per sostenere le transizioni verde e digitale, potenziare l’innovazione e la crescita dell’economia, promuovere l’inclusione economica e sociale e garantire occupazione di qualità. È pertanto necessario migliorare le competenze digitali e professionali attraverso investimenti in istruzione e formazione”, anche in relazione alle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) che devono essere introdotte in maniera più adeguata già dai percorsi di indirizzo tecnico della scuola superiore e delle lauree abilitanti, al fine di rendere i sistemi di istruzione e formazione più in linea con la domanda del mercato. La rivoluzione di Industry 4.0 riguarda ormai tutti i settori e chiede competenze digitali per sei assunzioni su dieci, ad oggi difficili da trovare.

Ci troviamo in un momento critico. Per superarlo si deve poter contare su  persone ben formate, dotate di una cultura crescente, continuamente aggiornata, che incrementi conoscenza (in vari campi) e consapevolezza. Un percorso che deve coinvolgere tutti, ma in particolare i giovani, per prepararli a essere produttivi e competitivi nel mondo del lavoro e abilitati ad affrontare ogni sfida.

09_PDF_Termotecnica_Andreini_Recovery Fund